Storia Isole Eolie

Il popolamento delle isole, i più antichi insediamenti umani nell’arcipelago eoliano.

I più antichi insediamenti umani nell’arcipelago eoliano risalgono agli ultimi secoli del V millennio a.C., al Neolitico Medio, e sono localizzati sull’Altipiano del Castellaro Vecchio a Lipari e presso Rinicedda a Salina.
Il popolamento delle isole in questo primo periodo, dovuto a genti provenienti dalla Sicilia, ed il succedersi ed intensificarsi degli insediamenti nella restante parte del Neolitico Medio e nel Neolitico Superiore sono legati all’eccezionale sviluppo dell’industria e del commercio dell’ossidiana. Questo “vetro vulcanico”, proveniente dalla grande colata vulcanica di Lami-Pomiciazzo, era molto ricercato ed esportato in tutto il Mediterraneo Occidentale, prima dell’Età dei Metalli, per ricavarvi strumenti leggeri da taglio di notevole qualità.Esistono anche pochi esempi di costruzioni realizzate per un uso diverso da quello abitativo, quali capannoni per la lavorazione e conservazione della pomice, alcuni mulini, un ex ospedale e lo stabilimento termale di San Calogero, ormai completamente riedificato.
Nel periodo in cui le Isole erano ancora soggette alle scorrerie dei pirati berberi, e sino ai primi anni del 1600, vennero realizzate piccole torri di avvistamento e difesa delle quali rimane un notevole esempio, ancora quasi intatto, in località Mendolita, lungo la strada che porta verso Capistello che spicca isolato a difesa dei magazzini e del palmento affiancati.

A partire dalla seconda fase del Neolitico eoliano le vicende ed i caratteri degli insediamenti umani attraverso i secoli sono stati ricostruiti grazie all’indagine sistematica e alle intense ricerche condotte in tutto l’arcipelago eoliano da Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier.
Storia delle Isole Eolie

Giacimenti archologici

Storia delle Isole Eolie, tombe grecheI giacimenti archeologici della Rocca del Castello di Lipari evidenziano una successione stratigrafica, per uno spessore massimo di quasi dodici metri, eccezionalmente conservata nei secoli per l’accumulo graduale di ceneri vulcaniche trasportate dal vento di Maestrale.
Nel Neolitico Superiore, fra gli ultimi secoli del IV millennio e gli inizi del III millennio a.C., si sviluppa la cultura di Diana, che prende il nome dalla contrada di Lipari dove sorge l’abitato più esteso di questa fase. Altri nuclei insediativi si costituiscono sul Castello e sugli altipiani, oltre che nelle isole minori, attestando una considerevole crescita demografica naturalmente collegata al benessere economico dovuto al commercio dell’ossidiana al suo apogeo.
L’avvento dell’Età dei Metalli (prima fase dell’Eneolitico) segna per le isole Eolie, l’inizio di un lungo periodo di recessione economica che si protrae per l’intero arco dell’Eneolitico sino agli ultimi secoli del III millennio a.C., a causa della rilevante diminuzione e poi della cessazione del mercato dell’ossidiana. Il quadro di recessione economica e demografica dell’Eneolitico viene a modificarsi sostanzialmente verso la fine del III millennio a.C. con l’inizio dell’età del Bronzo, quando nasce ed inizia a definirsi la cultura di capo Graziano, che copre con le sue diverse fasi, un cospicuo arco di secoli, per l’intero periodo del Bronzo Antico, dal XXI-XX secolo a.C. al 1430 a.C. circa e alla quale si devono insediamenti in tutte le isole dell’Arcipelago, con l’esclusione di Vulcano. Come dimostrato circostanziatamente da Bernabò Brea e Cavalier diversi aspetti, quali la tipologia e la tecnica costruttiva della capanne ovali e numerose forme e decorazioni vascolari, trovano stringenti riscontri nella cultura del Protoelladico finale (III) e del Mesoelladico iniziale della Grecia continentale (Argolide, Beozia etc.).
Gli stessi studiosi riconoscono nei portatori dalla cultura di Capo Graziano “quegli Eoli.. ai quali si riferisce un ampio ciclo di leggende”, di cui la più nota è quella riportata nell’Odissea, relativa ad Eolo, il dio dei venti.
La presenza di gruppi etnici protogreci nelle Eolie è sicuramente legata al controllo di una rotta marittima di primaria importanza nel mondo mediterraneo, per la quale passava sicuramente il commercio dei metalli ma anche di altre importanti risorse economiche, quali probabilmente il mercato degli schiavi.
Gli abitati della fase più antica, fra la fine del terzo millennio e gli inizi del secondo si dispongono in posizione “aperta”, senza precauzioni di carattere difensivo e strategico, come l’esteso villaggio del Piano del Porto a Filicudi.
Probabilmente intorno al XIX secolo a.C., per ragioni difensive non facilmente focalizzabili, ma presumibilmente legate anche alla minaccia di attacchi ed invasioni nemiche dal mare, gli abitati si arroccano su erte alture naturali non facilmente espugnabili ed in posizione dominante per il controllo della costa, come ci mostrano i villaggi della Montagnola di Capo Graziano a Filicudi e del Castello di Lipari. Dal XVI secolo a.C. gli intensi rapporti col mondo egeo sono documentati dalla presenza di numerosissimi frammenti di ceramiche dipinte micenee che troveremo in abbondanza anche nei livelli della successiva cultura del Milazzese.
La Media Età del Bronzo nelle Eolie è rappresentata, fra il 1430 ed il 1270 a.C. circa, dalla cultura del Milazzese, dall’abitato di capanne ovali sull’omonimo promontorio di Panarea, dovuto probabilmente all’arrivo di genti dalla Sicilia orientale, come documenterebbero fra l’altro le strette affinità di forma e decorazione della ceramica locale con quelle della cultura siciliana di Thapsos. Durante la prima metà del XIII secolo a.C., probabilmente intorno al 1270 a.C., gli abitati eoliani della cultura del Milazzese subiscono una violenta distruzione. Solo il Castello di Lipari risulta essere stato sede di insediamenti nella tarda Età del Bronzo, apparendo invece disabitate le altre isole.
Una prima fase, cosiddetta dell’Ausonio I, alla quale è pertinente un abitato di capanne ovoidali o rotonde, giunse sino agli ultimi decenni del XII secolo a.C. Generatori di questa cultura sono nuclei provenienti dall’Italia peninsulare, come mostrano diverse forme ceramiche analoghe a quelle della fase culturale tardo-appenninica. I riscontri archeologici spiegano così le leggende relative alla venuta di Liparo, figlio di re Auson, da cui l’isola ha preso il nome. L’abitato dell’Ausonio I subisce una violenta distruzione verso la fine del XII secolo a.C.: sui suoi resti si impianta quello dell’Ausonio II, con capanne più ampie, dal tetto a due spioventi retto da pali lignei incassati nella muratura di pietre a secco. Verso la fine del X secolo a.C. l’abitato dell’Ausonio II subisce, per imprecisabili cause belliche, una improvvisa e violenta distruzione, attestata da un uniforme strato d’incendio. Le indagini archeologiche non hanno sinora rilevato tracce di insediamenti sul suolo di Lipari e delle altre isole nell’intervallo di oltre tre secoli. Lipari, se si deve prestare fede allo storico Diodoro Siculo, era comunque abitata da poche centinaia di indigeni al momento dell’impianto della colonia greca di Lipàra, una delle ultime sorte in Sicilia, fondata durante la 50a olimpiade (580-576 a.C.) da abitanti di Cnido, città dorica dell’Asia Minore, insieme a un gruppo originario dell’isola di Rodi. Durante il periodo iniziale di impianto e sviluppo della colonia i Liparesi applicarono una sorta di “gestione collettivistica”, coltivando proprietà terriere in comune e mantenendo anche mense comuni.
La rocca del Castello fu sede dell’acropoli della città, dove, (come sulla vicina collina della civita) sorsero i principali edifici sacri e pubblici, fra cui il “santuario di Eolo” al quale appartiene un grande e profondo pozzo votivo colmo di offerte, il “bothros”.
Di poco successivo alla fondazione è lo sviluppo dell’abitato verso ovest, nella piana sottostante, dove venne delimitato e protetto da due fortificazioni in pietra lavica locale: la prima eretta verso la fine del VI secolo a.C. in “opera poligonale”, la seconda più avanzata verso ovest, con due poderose cortine di blocchi, costruita nel IV secolo a.C., di quest’ultima è visibile un lungo tratto con una torre quadrata nel Parco Archeologico di c/da Diana. Per la strategica e privilegiata posizione geografica la storia più antica di Lipàra è caratterizzata dalla rivalità e dai conflitti, dalle alterne fortune, con gli Etruschi per il predominio nel basso Tirreno.
La minaccia degli Etruschi cessò definitivamente dopo la sconfitta loro inflitta nella battaglia di Cuma, nel 474 a.C., da parte di Ierone, tiranno di Siracusa.
Da allora e per oltre duecento anni, sino al III secolo a.C., Lipàra conobbe periodi di rilevante prosperità e benessere, attestati dalla varietà e dalla ricchezza di molti corredi della necropoli (le tombe si distribuiscono, per un’ampia estensione, nella c/da Diana, nel settore occidentale dell’abitato moderno).
Nel 397 a.C. Lipàra subì l’assedio e l’occupazione dei cartaginesi. Poi sino all’aggressione del tiranno siracusano Agatocle nel 303 a.C. godette di una situazione politica alquanto stabile, caratterizzata proprio dai rapporti amichevoli con Siracusa. L’ultimo periodo di prosperità di Lipàra è in parte contemporaneo alla prima guerra punica, iniziata nel 264 a.C. fra Cartagine e Roma, e caratterizzato dall’alleanza con i cartaginesi, dei quali l’isola divenne base navale nel 269 a.C. Nel 252-251 a.C., nel corso delle vicende belliche, Lipari venne distrutta e conquistata dai Romani perdendo definitivamente la sua libertà.
Umberto Spigo

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Distanza in miglia

Milazzo — Vulcano NM 17
Milazzo — Lipari NM 20
Milazzo — Salina NM 25
Milazzo — Panarea NM 32
Milazzo — Stromboli NM 39
Milazzo — Filicudi NM 43
Milazzo — Alicudi NM 53
Vulcano – Lipari NM 3
Vulcano – Salina NM 10
Salina – Filicudi NM 15
Filicudi – Alicudi NM 10
Filicudi – Panarea NM 25
Salina – Panarea NM 11
Panarea – Stromboli NM 13
Napoli – Stromboli NM 130

Scavi archeologici Lipari

I più antichi insediamenti umani nell’arcipelago eoliano risalgono agli ultimi secoli del V millennio a.C., al Neolitico Medio, e sono localizzati sull’Altipiano del Castellaro Vecchio a Lipari e presso Rinicedda a Salina.

Edizioni Avvenire 2000

The most ancient human settlements on the Eolian islands date back to the closing centuries of the 5th millennium BC, to the Middle Neolithic period, and can be found on the plateau of Castellaro Vecchio on Lipari and at Rinicedda on Salina.

Arte e storia

San Bartolo

La prosperità di cui Lipari godette nei due secoli di influenza greca, ebbe fine con la conquista romana. L’isola, piccola ma indipendente, aveva raggiunto un livello di ricchezza attestato dalla produzione locale di raffinate ceramiche e da un abitato di proporzioni insolite per l’epoca. Alle distruzioni, alle stragi e alle deportazioni romane seguì un lungo periodo di miseria: divenne una cittadina di provincia senza importanza, soggetta ad una guarnigione stanziatasi nel Castello. Diventò Municipio in età imperiale, luogo di deportazioni e confino. Dal III secolo, sotto l’influenza bizantina, fu forse sede vescovile e meta di eremiti in cerca di rifugio. La comunità cristiana riconobbe come proprio patrono San Bartolomeo le cui reliquie divennero oggetto di culto. Gli scavi, che hanno portato alla luce i resti di un’arena, di terme e di strade, dimostrano che Lipari, nel V secolo, era tornata all’antica vitalità. Nel 543 i Goti impiantarono a Lipari una base navale.
Nell’Alto Medioevo, Lipari decadde rapidamente sia a causa della ripresa dell’attività vulcanica del Monte Pelato e della Forgia Vecchia nel 729, sia a causa dei continui attacchi degli arabi che nell’838, devastarono la città deportandone gli abitanti. Le isole rimasero disabitate per due secoli, fino all’arrivo dei Normanni che, nel 1083, insediarono nel Castello i monaci Benedettini che vi fondarono un monastero con annesso chiostro. Già nel 1091 il monastero acquistò la signoria feudale sulle isole Eolie con una Bolla di Papa Urbano II. L’abate del monastero, il monaco Ambrogio, promulgò, nel 1095, il “Constitutum”, un documento che concedeva ai cittadini e ai loro eredi la proprietà della terra che coltivavano. Allo scopo di colonizzare Lipari, la proprietà venne concessa anche ai forestieri, ma solo dopo aver coltivato i fondi per tre anni e con l’obbligo, in caso di vendita di alienarlo agli abitanti del luogo. Fu attuata una concreta opera di rinascita delle isole mediante il ripopolamento e il conseguente sfruttamento dei terreni abbandonati dopo l’incursione saracena dell’838. Una riproduzione fotografica del documento si può visionare nella XXVI sala del Museo di Lipari. La cattedrale, dedicata a San Bartolomeo, fu costruita accanto all’abbazia benedettina, dopo un secolo dall’arrivo dei Normanni, con materiali provenienti dalle mura greche, sulle rovine di quella protocristiana che a sua volta aveva forse sostituito un tempio greco-romano. La grandiosità della cattedrale dimostra che nuovamente la città era tornata a vivere. I commerci rifiorirono anche grazie ai privilegi fiscali (libera esportazione di zolfo, allume e pomice) che i re Angioini e Aragonesi concessero ai Liparesi.
Nel 1544, il pirata saraceno Ariadeno “Barbarossa”, alleato dei francesi contro Carlo V, attaccò Lipari con una flotta di 150 navi e la saccheggiò dopo un lungo assedio. Ne bruciò le case e la cattedrale e deportò 8000 abitanti, l’intera popolazione, come schiavi. Grande fu lo smarrimento nel mondo cristiano. Carlo V, sovrano spagnolo di Napoli, fece costruire mura più imponenti attorno alla cittadina e, mediante esenzioni fiscali e privilegi, favorì il ripopolamento di Lipari (dove si trasferirono principalmente spagnoli e campani).
Tuttavia, le isole continuarono a vivere sotto il terrore delle incursioni e, nel 1589, vennero annesse al Regno delle Due Sicilie. Bisogna attendere la fine del 1700 perché, con la scomparsa della pirateria turca, la città torni ad espandersi, prima sotto gli Spagnoli, poi sotto i Borboni, i Savoia, gli Austriaci ed infine nuovamente sotto gli Spagnoli fino all’Unità d’Italia.

Le Eolie, dall'emigrazione ad un possibile sviluppo

Le Eolie, intorno al 1880, vivono un momento di grande sviluppo economico e demografico. Agricoltura e pesca tradizionalmente assorbono gran parte della manodopera, ciononostante le flotte mercantili di Lipari, Salina e Stromboli contano più di 200 legni tra “Paranzieddi”, “Bovi”, “Marticane” e “Briantini” assicurando i collegamenti con Napoli, Livorno, Marsiglia e Tolone. È il successo della malvasia che traina tutti gli altri prodotti agricoli locali, in special modo i capperi, richiesti in tutto il Mediterraneo.

A Lipari inizia l’attività d’escavazione della pomice e a Vulcano s’intensifica quella dell’allume e dello zolfo.
Pochi anni dopo, però, un micidiale parassita, “la fillossera”, distrugge i vitigni che producono la malvasia, la Società Eoliana d’Estrazione fallisce e l’inaugurazione del collegamento ferroviario tra Napoli e Reggio Calabria toglie alle Eolie il monopolio dei trasporti.
Corsi e ricorsi storici: si ripete il declino economico delle Eolie come avvenne millenni prima quando, l’ossidiana qui prodotta, fu sostituita dal bronzo. Cominciano i flussi migratori verso Australia, Stati Uniti, Venezuela e Argentina, che in pochi decenni decimeranno la popolazione Eoliana.
A Panarea la popolazione si riduce da 1.100 a 300 abitanti, a Lipari da 12.000 a 8.500, a Salina da 9.000 a 4.000, a Stromboli da 5.000 a 400, ad Alicudi da 1.200 a 150, a Filicudi, dove il fenomeno tocca le punte più elevate, da 2.500 a 200 abitanti.
Nel secondo dopoguerra, pur in una situazione precaria, si cerca di aiutare l’agricoltura, con la costruzione di bacini di raccolta d’acqua per combattere la siccità, di incrementare la flotta peschereccia che diventa la seconda in Sicilia. Per chi è rimasto s’intravedono nuove possibilità di lavoro grazie al nascente turismo che, incuriosito da film che hanno avuto grande risonanza (Stromboli, con Ingrid Bergman e Vulcano, con Anna Magnani), scopre il fascino di queste isole vulcaniche e selvagge.
Vengono alla luce importanti reperti archeologici e, grazie alla volontà e al coraggio del professor Bernabò Brea e della signora Cavalier, si avvia la realizzazione del Museo Eoliano: un vanto per tutti gli Eoliani perché  i reperti sottomarini, i vasi di ceramica, i monili, i sarcofagi, le maschere testimoniano l’importanza svolta per millenni dalle Eolie nel Mediterraneo.
Riprende l’estrazione della pomice che, negli anni settanta, occupa oltre 200 addetti. Il turismo contribuisce a migliorare l’economia: nascono i primi alberghi e ristoranti e si restaurano le case da affittare in estate.  I turisti italiani acquistano, spesso a basso prezzo, terreni e case lasciati dagli emigranti, ristrutturando le abitazioni come residenze di villeggiatura. Negli anni ‘70-‘80, pur in presenza di notevoli risorse finanziarie, talvolta frutto di clientelismo, si ha un’incapacità di progettazione e d’interventi pubblici per creare sviluppo. Si coglie la contingenza economica positiva e ci si accontenta,  supponendo che il “trend” non finirà più.
Così si arriva ai nostri giorni e alla riduzione delle risorse pubbliche si accompagnano gravi squilibri economici.
Le analisi e le preoccupazioni per l’attuale situazione economica sono affiancate dai tentativi e dai progetti per assicurare sviluppo alle nostre isole.
In sintesi: l’adozione di un “piano paesistico” quale strumento di programmazione territoriale; lo sviluppo di nuove opportunità produttive, con investimenti nella maricultura (allevamento di specie marine in vasche direttamente a mare), e lo svolgimento di corsi di formazione a Lipari per tecnici d’impianti di maricultura per avviare  i giovani a questo nuovo tipo d’attività lavorativa; i progetti di altri corsi nel settore dei servizi portuali, presentati alla Regione per il finanziamento, in previsione del “Piano dei Porti”, sono alcune delle iniziative intraprese.
Nel settore agricolo, con l’intervento di risorse comunitarie, sono stati redatti progetti per recuperare e rilanciare  i prodotti tipici come malvasia, capperi e uva passa e per  creare  un Centro Servizi per il turismo nelle isole minori della Sicilia.
L’impegno è volto a realizzare la prima cantina sperimentale delle Eolie e ad incrementare il turismo termale, naturalistico e culturale.
Si è iniziato a dare una nuova immagine alle Eolie con la manifestazione culturale del “Constitutum”, ovvero la celebrazione dei novecento anni dalla nascita “Communitas Eoliana”, che ha richiamato l’attenzione nazionale ed internazionale sulle isole.
Si investe oggi, guardando al domani, per rendere più accoglienti le nostre isole e migliorarne le condizioni di vivibilità, per creare sviluppo affinché nessuno sia costretto ad abbandonare più la propria terra.

Luigi Amato

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